Organi collegiali e voto elettronico: dalla scuola inglese una lezione di democrazia
Una notizia che arriva dall’Inghilterra offre uno spunto importante per riflettere anche sulla scuola italiana, sugli organi collegiali e sulla necessità di introdurre strumenti nuovi per favorire la partecipazione democratica.
Positive News ha raccontato l’esperienza degli Smart School Councils, un progetto che consente agli alunni di partecipare in modo concreto alla vita della scuola. Gli studenti discutono, propongono, votano, si confrontano e vedono che alcune loro idee possono trasformarsi in decisioni reali.
Non si tratta di una semplice attività simbolica. Il progetto coinvolge centinaia di scuole e, secondo quanto riportato, quasi il 90% degli alunni partecipanti dichiara di sentirsi ascoltato.
È un dato che colpisce, soprattutto in un tempo in cui la partecipazione democratica appare sempre più fragile.
La democrazia si impara a scuola
Nel 2026 la Repubblica italiana ha compiuto ottant’anni. Il 2 giugno 1946 gli italiani e, per la prima volta in una consultazione politica nazionale, le italiane furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica e a eleggere l’Assemblea Costituente.
Fu una pagina altissima della nostra storia. Milioni di cittadini corsero alle urne. L’affluenza fu straordinaria e da quel voto nacquero la Repubblica e la Costituzione, fondata sulla partecipazione, sulla rappresentanza e sulla responsabilità civile.
Oggi, però, il quadro è diverso. In Italia, alle elezioni politiche del 2022, l’affluenza si è fermata al 63,91%, il dato più basso della storia repubblicana. Anche nel Regno Unito, alle elezioni politiche del 2024, la partecipazione si è fermata sotto il 60%.
Sono numeri che non possono lasciare indifferenti. La democrazia si indebolisce quando i cittadini smettono di sentirla propria, quando votare appare inutile, quando partecipare sembra non servire più.
Per questo la scuola torna a essere centrale. La partecipazione non nasce all’improvviso a diciotto anni: si costruisce prima, nelle classi, nelle assemblee, nei consigli, nei luoghi in cui bambini e ragazzi imparano che la loro voce può contare.
Organi collegiali: una grande intuizione da rilanciare
La scuola italiana possiede già una tradizione democratica importante. Gli organi collegiali, nati cinquant’anni fa, furono pensati per aprire la scuola alla partecipazione di docenti, studenti, famiglie e personale ATA.
Consigli di classe, consigli di istituto, assemblee e rappresentanze scolastiche sono strumenti preziosi, perché rendono la scuola una comunità educante e non soltanto una struttura amministrativa.
Eppure, oggi, quella grande intuizione rischia spesso di apparire stanca.
In molte scuole la partecipazione alle elezioni degli organi collegiali è bassa. I genitori faticano a essere presenti. Gli studenti spesso percepiscono questi organismi come lontani. Le segreterie scolastiche, già gravate da mille adempimenti, vivono le procedure elettorali come un ulteriore carico organizzativo.
Il problema non è solo normativo. È culturale e organizzativo.
Se partecipare è complicato, se votare richiede presenza fisica in orari difficili, se le procedure restano lente e cartacee, la democrazia scolastica rischia di restare viva solo sulla carta.
Perché serve il voto elettronico negli organi collegiali
L’esperienza inglese ci ricorda una cosa semplice: la partecipazione cresce quando viene resa accessibile, ordinata, comprensibile e utile.
Per questo il voto elettronico per le elezioni degli organi collegiali non dovrebbe essere considerato una scorciatoia, ma uno strumento per rilanciare la democrazia scolastica.
Consentire a genitori, studenti e personale scolastico di votare digitalmente significherebbe:
rendere più semplice la partecipazione;
ridurre gli ostacoli legati a orari, spostamenti e presenza fisica;
alleggerire il lavoro delle segreterie;
ridurre costi e tempi organizzativi;
restituire centralità agli organi collegiali.
Naturalmente il voto elettronico deve essere sicuro, accessibile, rispettoso della segretezza del voto e conforme alla normativa sulla protezione dei dati personali. Ma proprio per questo serve una riflessione seria, nazionale, che coinvolga Ministero dell’Istruzione e del Merito, sindacati, dirigenti scolastici, DSGA, studenti e famiglie.
Dsgaonline ha già sperimentato il voto elettronico nella propria vita associativa, per consentire agli iscritti di partecipare alle scelte comuni, e si prepara a ripetere questa esperienza anche in occasione della prossima assemblea straordinaria.
È una scelta coerente con un principio semplice: la partecipazione non va solo proclamata, va resa possibile.
A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, la scuola ha il dovere di tornare a essere una palestra di democrazia. Gli organi collegiali non devono diventare un rito stanco, ma uno spazio vivo di confronto, responsabilità e cittadinanza.
Per farlo occorre innovare.
Perché la democrazia non si difende solo ricordando chi l’ha costruita. Si difende ogni giorno, insegnando ai più giovani che partecipare conta ancora.


