Mobility manager scolastico: la piattaforma del MIM risponde alla frammentazione educativa dell’Italia
Tre scuole raggiungibili in 90 minuti. La ricerca dell’università di Cagliari sul trasporto e la povertà educativa. L’annuncio della d.ssa Barbieri a Modica: uno strumento per integrare mobilità sostenibile e comunità educativa.
Il dato che cambia tutto
In decine di Comuni della Sardegna, le scuole raggiungibili entro 90 minuti di trasporto pubblico non superano le tre. In altri borghi ancora, chi non risiede dove c’è una secondaria di secondo grado non ha letteralmente nessuna possibilità di scegliere dove studiare. Questi numeri non provengono da una ricerca di facciata: vengono da uno studio sistematico condotto da Cristian Usala (ricercatore in Statistica all’università di Cagliari) e dal professor Mariano Porcu, che hanno mappato la correlazione tra trasporto pubblico e accessibilità delle scuole utilizzando i dati GTFS (General transit feed specification) — standard internazionali che registrano orari, fermate e provider dei servizi di mobilità locale.
Lo studio è pubblicato sul portale Iter e permette di calcolare, Comune per Comune, quante e quali scuole siano effettivamente raggiungibili dalle 7.30 del mattino alle 8.30 (orario di lezione) utilizzando i mezzi pubblici. I risultati sono agghiaccianti: non per la Sardegna soltanto, ma per l’Italia nel suo insieme. Eppure la Sardegna, con i suoi Comuni a bassa densità abitativa e una popolazione adulta con livelli di istruzione nettamente inferiori alla media nazionale, rappresenta uno specchio fedele di una fragilità diffusa.
Quando il viaggio compromette il futuro
La ricerca di Usala e Porcu parla di “sbarramento all’ingresso”: chi vive troppo lontano dalla scuola, dopo anni di pendolarismo estenuante alle superiori, decide di non iscriversi all’università perché è stanco e perché la famiglia, spesso poco scolarizzata, non vede il valore di un investimento educativo così distante. Lo studio dimostra un paradosso: gli studenti che sopravvivono al pendolarismo raggiungono l’università con performance migliori, ma sono soltanto quelli che hanno retto psicologicamente e fisicamente al viaggio quotidiano. Gli altri, quelli con talento ma senza resilienza al sacrificio, restano fuori dal sistema.
Accanto al trasporto pubblico insufficiente si aggiunge un ulteriore problema: la “monocoltura dell’istruzione”. In molti Comuni periferici, se nasci in quel territorio, puoi andare solo a un liceo e non a un istituto tecnico. Non c’è scelta reale. Non c’è diversità di percorsi. E se quella scuola unica non corrisponde al tuo profilo, o se la famiglia non nutre fiducia nell’istruzione (cosa comune dove i genitori hanno scarsa scolarizzazione), vieni semplicemente buttato fuori dal sistema durante l’adolescenza.
Il problema non è la Sardegna. È l’Italia.
La Sardegna è il laboratorio di ricerca ideale per questo fenomeno, ma non l’eccezione. Porcu stesso ha sottolineato che la correlazione fra trasporto pubblico e povertà educativa è “facilmente ripetibile a livello nazionale”. Questo significa che in Abruzzo, in Calabria, nella provincia di Belluno come nelle aree interne del Lazio, il problema è identico. Bassa densità abitativa, trasporto pubblico frammentato, assenza di alternative educative, genitori con bassi livelli di istruzione, e — di conseguenza — studenti che abbandonano il percorso o non osano nemmeno tentarlo.
Secondo la prima indagine dell’Istat sulla povertà educativa, la Sardegna risulta la regione con le fragilità maggiori in Italia. Ma le debolezze che emergono dallo studio di Usala e Porcu non sono sardegne: sono italiane. E richiedono una risposta non regionale, ma nazionale.
La piattaforma del MIM come risposta strutturale
È in questo contesto che assume significato l’annuncio della D.ssa Gianna Barbieri, Direttore Generale del Ministero dell’Istruzione e del Merito, e della D.ssa Francesca Busceti, durante il meeting annuale di Dsgaonline a Modica (5-6 giugno). La presentazione di una piattaforma nazionale dedicata al mobility manager scolastico non è un’iniziativa marginale di “green washing”: è una risposta strutturale a un problema scientifico, misurato, che impedisce a milioni di giovani italiani di accedere all’istruzione.
Il ruolo strategico dei DSGA
Per questo la d.ssa Barbieri ha scelto di comunicare il progetto direttamente a DSGAonline, cioè alla comunità dei Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi. Il DSGA è la figura che coordina la complessità amministrativa della scuola, che dialoga con le amministrazioni locali, che gestisce risorse e infrastrutture. Un progetto sulla mobilità scolastica sostenibile non può prescindere dal DSGA: non è un adempimento aggiuntivo, è parte integrante della governance amministrativa che il DSGA esercita quotidianamente.
Il progetto è già in fase di sperimentazione. Questo significa che scuole pilota stanno già raccogliendo dati, testando funzionalità e fornendo feedback. Non è un’idea astratta: è un prototipo che sta prendendo forma e che avrà impatto diretto sulla gestione amministrativa delle scuole partecipanti.
Oltre il simbolo: la concretezza
Mentre il dibattito pubblico sulla “sostenibilità” rimane spesso simbolico, la ricerca di Usala-Porcu e il progetto del MIM affrontano il problema in termini concreti e misurabili. Non si parla di “cultura ambientale” in astratto: si parla di studenti che rinunciano all’università perché stanchi di viaggiare quattro ore al giorno. Si parla di comunità isolate che non hanno accesso a diverse opzioni educative. Si parla di dati che permettono di correggere ingiustizie strutturali.
La Sardegna, grazie allo studio di Usala e Porcu, ha nome e cognome per i propri problemi. Ora il MIM offre uno strumento per risolverli. Non solo per la Sardegna, ma per l’Italia.
Prossimi passi
Per i DSGA e i dirigenti scolastici, il consiglio è di rimanere aggiornati sugli sviluppi della sperimentazione e di attivarsi per far sì che le proprie scuole siano coinvolte. La comunità di DSGAonline potrà fungere da collegamento strategico tra le istituzioni scolastiche e il Ministero, raccogliendo necessità reali, testando l’usabilità della piattaforma e contribuendo a una soluzione che sia veramente pensata per chi, ogni giorno, gestisce l’amministrazione scolastica.


