La sfida della digitalizzazione nella PA: prima ancora che tecnica, è culturale
Negli ultimi anni, la Pubblica Amministrazione ha investito con decisione in infrastrutture digitali. Tra piattaforme nazionali, nuove competenze ICT e gli interventi strutturali previsti dal PNRR (in particolare i massicci investimenti per la digitalizzazione delle scuole), le risorse non sono mancate.
Eppure, la velocità del cambiamento resta spesso inferiore alle attese. Il motivo non va cercato nella tecnologia, ma nella cultura organizzativa che la sostiene.
Strumenti nuovi, mentalità analogica
La modernizzazione degli strumenti, da sola, non basta. Introdurre soluzioni avanzate in un contesto che continua a ragionare secondo logiche analogiche significa replicare vecchi processi in un ambiente nuovo.
Il risultato è una digitalizzazione solo apparente, dove spesso osserviamo:
- Documenti stampati “per sicurezza”.
- Riunioni online percepite ancora come eccezioni e non come standard operativo.
- Flussi documentali digitali che si trasformano comunque in passaggi cartacei interni.
Il freno del “Si è sempre fatto così”
La vera fragilità della transizione digitale nella PA non risiede nella mancanza di competenze tecniche o di fondi del PNRR, bensì nella resistenza psicologica ad abbandonare l’abitudine del “noi abbiamo sempre fatto così”.
Se la cultura interna degli uffici pubblici non evolve verso fiducia, responsabilità e collaborazione, la tecnologia non genera valore: diventa semplicemente un involucro moderno che contiene procedure superate.
Verso una vera Transizione Digitale
La trasformazione digitale richiede quindi un cambio di mentalità prima ancora che di strumenti. Solo integrando innovazione tecnologica e innovazione culturale la Pubblica Amministrazione potrà davvero accelerare.
L’obiettivo finale deve essere semplificare e offrire servizi all’altezza delle esigenze di cittadini e imprese del nostro territorio. La sfida per la PA del futuro parte dalle persone, non dai computer.


